ALL'OMBRA DELLA TORRE

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domenica 23 marzo 2014

UNA TELEFONATA ACCORCIA LA VITA....AI CINGHIALI

Fonte: www.direttanews.it



Fonte: Il Resto del Carlino - Alessandro Di Marco

Una semplice telefonata di qualunque cittadino e il cinghiale ha le ore contate. Eccola la nuova iniziativa della Comunità montana fabrianese per tamponare l'emergenza della fauna selvatica a partire da aprile attiverà il servizio 'Sos cinghiale'. “In pratica – annuncia il presidente-commissario dell'ente montano Fabrizio Giuliani – tra qualche settimana chiunque potrà segnalare telefonicamente avvistamenti di cinghiali anche nelle aree urbane. Nello spazio al massimo di 24 ore, ma in alcuni casi anche di 12, una nostra squadra di cacciatori-selettori entrerà in azione proprio in quelle zone per cercare di abbattere gli animali che tanti danni provocano in caso di incidenti stradali ma soprattutto agli agricoltori”. In attesa dello start del nuovo servizio basato segnalazioni dei privati, in Comunità montana sfoggiano numeri assai significativi su un'azione di abbattimento arrivata a livelli record. “Le squadre di selettori – aggiunge Giuliani – sono composte da cacciatori volontari che al massimo vengono risarciti con un po' di carne dei cinghiali abbattuti. L'azione è iniziata nel 1999 nel territorio del Parco Frasassi-Gola della Rossa e ogni anno si è potenziata fino ad arrivare al 2013 in cui sono stati impegnati 88 operatori che hanno provveduto ad abbattere un totale di 489 cinghiali. In realtà si tratta di 346 animali e 143 embrioni che si trovavano all'interno degli adulti. Quella di un intervento costante e crescente è un'effettiva necessità, anche perché siano di fronte ad una presenza sempre più forte di questa razza di cinghiali che arrivano dalla zone della Russia. Si tratta di una specie di grande fertilità, in quanto in media annua ogni cinghiale può dare vita a i dieci e i tredici figli”.


mercoledì 19 marzo 2014

CINGHIALI, AGRICOLTORI IN RIVOLTA CONTRO LA STRETTA SUI RIMBORSI.

Fonte: Corriere Adriatico

http://www.corriereadriatico.it/MARCHE/coldiretti_cinghiali_agricoltori_rivolta_amp_8203_contro_stretta_rimborsi/notizie/582086.shtml


Nel giro di dieci anni le aziende agricole montane della provincia di Ancona si sono praticamente dimezzate (-41 per cento) anche a causa dei danni causati dagli animali selvatici e il tentativo delle amministrazioni di non pagare i rimborsi causerà un’ulteriore emorragia di agricoltori. 
A denunciarlo è la Coldiretti provinciale, dopo che l’assemblea dell’Ambito territoriale di caccia (Atc) che sovrintende alla gestione del problema dei danni nel territorio dell'Arceviese ha attuato una politica di drastico taglio rispetto a quanto dovuto alle aziende. “Invece di rivedere le spese di gestione, per risanare i bilanci in rosso l’Atc ha deciso di tagliare i rimborsi agli agricoltori, valutando sempre meno i danni causati dai cinghiali alle colture - spiega Emanuele Befanucci, presidente di Coldiretti Ancona -. In dieci anni siamo già passati da 3.600 a 2.100 aziende presenti nelle aree montane della provincia e, di questo passo, si rischia di cancellare l’agricoltura, con effetti devastati per l’assetto idrogeologico del territorio”. La stessa valutazione dei danni è stata affidata dall’Atc a un tecnico che è anche cacciatore di cinghiali, scelta duramente contestata dal rappresentante della Coldiretti, Sebastiano Vescovi, che ha abbandonato l’assemblea. “In alcuni casi i rimborsi sono stati tagliati anche del 90 per cento – spiega Vescovi – con l’effetto che la maggior parte degli agricoltori sta rinunciando a presentare le richieste di risarcimento. Le aziende agricole danneggiate pagano già l’intervento del tecnico dell’Atc per la valutazione, ma se vogliono contestare la cifra quantificata devono ricorrere a un altro tecnico di parte e, considerati tutti i costi, si rischia di dover sborsare cifre superiori al rimborso richiesto".

martedì 8 ottobre 2013

CACCIA AL CINGHIALE, RINVIATA L'APERTURA. COLDIRETTI: E' VERGOGNOSO.


www.ilrestodelcarlino.it

La Giunta regionale ha approvato una modifica al calendario venatorio 2013-2014, che relativamente a questa specie cambierà da provincia a provincia. L'associazione degli agricoltori furibonda.
La Giunta regionale, su proposta dell’assessore alla Caccia, Paola Giorgi, ha approvato una modifica al calendario venatorio 2013/2014 relativamente al cinghiale. Questa specie, per effetto della modifica, sarà cacciabile in periodi diversi nelle varie provincie marchigiane. In particolare in quella di Pesaro e Urbino il prelievo sarà ammesso dal due novembre 2013 al 30 gennaio 2014, in quelle di Ancona e Macerata dal 20 ottobre 2013 al 19 gennaio 2014, in quelle di Fermo e Ascoli Piceno dal 13 ottobre 2013 al 12 gennaio 2014. “La modifica – sottolinea Giorgi – avviene a seguito di specifiche richieste e incontri tenutisi con le Provincie, gli Ambiti territoriali di caccia, le associazioni venatorie e le squadre di cacciatori del cinghiale. A seguito degli approfondimenti è infatti emersa l’esigenza di modificare i periodi di caccia al cinghiale avendo riguardo alle diverse condizioni e organizzazioni definite dalla normativa vigente. Questa infatti prevede che l’attività di gestione e prelievo venga collegata in via esclusiva ai singoli Ambiti territoriali di caccia. L’assessorato alla Caccia ha ritenuto appropriato accogliere le proposte - sulle quali è stato acquisito anche il parere positivo sia dell’Istituto superiore di protezione e ricerca ambientale, sia dell’Osservatorio faunistico regionale - anche in considerazione delle motivazioni esposte dalle singole realtà territoriali”.
‘’Mentre gli agricoltori chiudono le aziende a causa dei continui danni causati dai cinghiali, la Regione Marche ha scelto di prendere le difese di una minoranza di hobbisti che passano le domeniche a sparare nelle campagne’’. Lo afferma la Coldiretti.  “Una scelta vergognosa - accusa il presidente dell’associazione Giannalberto Luzi -, che rappresenta uno schiaffo alle migliaia di imprese agricole che stanno soffrendo a causa dei danni provocati dai cinghiali’’. ‘’Mentre sarebbe stato necessario anticipare la caccia - conclude - hanno prevalso ancora una volta le richieste delle lobby dei cinghialai verso le quali la politica continua ad avere una inspiegabile sudditanza. E questo nonostante la loro efficacia sia quanto meno dubbia, visto che in questi anni la popolazione dei cinghiali e i conseguenti attacchi ai campi sono aumentati esponenzialmente’’.

venerdì 6 settembre 2013

CINGHIALI INFETTI: NESSUNA EMERGENZA E MASSIMA ATTENZIONE DELLA REGIONE

Fonte: www.ilrestodelcarlino.it


"Nessuna emergenza, ma massima attenzione da parte della Regione per contrastare ogni forma di bracconaggioper isolare ogni focolaio della malattie e garantire la qualità delle carni consumate”. Lo ha detto in un messaggio l’assessore regionale alla caccia Paola Giorgi in merito ai ritrovamenti di carcasse di animali di Matelica e Cerreto d'Esi e per cui era salito l'allarme tubercolosi. "Non esiste un’emergenza da Tbc - ha aggiunto l'assessore alla sanità Almerino Mezzolani - perché la malattia è da sempre sotto controllo e monitorata. E’ importante mantenere questo Tavolo per affrontare tutti i problemi aperti, senza divisione tra associazioni, in modo da giungere a una sintesi costruttiva che porti all’evoluzione della normativa, capace di risolvere non solo le situazioni contingenti ma anche quelle strutturali legate alle attivita’ venatoria e agricola”. Al di là delle rassicurazioni due Province, Ascoli Piceno e Fermo, sono esenti da Tbc con certificazione europea. Altre due (Ancona, Pesaro Urbino) ugualmente esenti, con in corso la procedure di certificazione Ue, mentre il solo Maceratese segnala un focolaio di Tbc in un allevamento bovino di Matelica, nella stessa zona interessata nel passato (2005) da un focolaio analogo. Durante il tavolo di oggi con i tre assessorati coinvolti è stato riferito che sono state avviate le operazioni di risanamento dell’allevamento coinvoltoIl presidente della Regione Gian Mario Spacca ha emanato un decreto per coordinare l’attività sul territorio di tutti i soggetti interessati al risanamento e alla sorveglianza epidemiologica, mentre un Tavolo tecnico è operativo dal mese di luglio per contenere il rischio di diffusione della Tbc tra gli animali allevati e la fauna selvatica del comprensorio infetto.

mercoledì 28 agosto 2013

TUBERCOLOSI NEI CINGHIALI: INTERVIENE LA REGIONE

Fonte: Il Messaggero


Pronta replica della Regione alla denuncia della Lega per l'abolizione della caccia che aveva dato notizia del ritrovamento, ai margini dell'Esino, di una discarica di carcasse di cinghiali affetti da tbc. In realtà si è appurato che i resti ritrovati sono quelli di uno, massimo due esemplari sui quali sono in corso esami di laboratorio. L'allarme comunque resta alto. La Regione - informa una nota dell'assessorato alla caccia - sta monitorando attentamente la questione della tubercolosi dei cinghiali (e bovina) in quanto potenzialmente trasmissibile all'uomo attraverso l'ingestione di carne e dannosa per l'economia regionale. Il vero punto di debolezza del sistema - si avverte ancora nella nota regionale - è stato individuato nel bracconaggio: infatti, sono i bracconieri a fornire carne non controllata ai consumatori e ai ristoratori (che rischiano di essere altre vittime di questa situazione) con il rischio di infettare gli utenti. Invece, la caccia di selezione è sicura in quanto le squadre sono munite di veterinario che certifica le carni. Su iniziativa dell'assessore alla Caccia, Paola Giorgi che - conclude la nota - sta lavorando in equipe con i colleghi Mezzolani (Sanità) e Malaspina (Agricoltura), verranno immediatamente convocate le associazioni venatorie, gli ATC, le squadre per la caccia di selezione al cinghiale, le associazioni di categoria, le forze dell'ordine, i servizi veterinari, per concordare un'azione di rafforzamento dei controlli delle carni, di bonifica della malattia e di isolamento e punizione dei bracconieri che commettono un grave reato contrabbandando carne potenzialmente infetta.

CERRETO D'ESI: SCOPERTE CARCASSE DI CINGHIALI INFETTI NELL'ESINO

Fonte: www.restodelcarlino.it

Le carcasse sono state rinvenute sulle sponde del fiume Esino in località Incrocca di Cerreto d'Esi. Indaga la Forestale.

CINGHIALI affetti da tubercolosi trovati morti sulle sponde del fiume Esino in località Incrocca di Cerreto d'Esi. Ad indagare è la Forestale che, a seguito di una segnalazione, ha effettuato il primo rinvenimento delle carcasse di cinque animali chiedendo e ottenendo che fossero effettuati accertamenti medici da cui sarebbe appunto emerso che i cinghiali erano malati di tubercolosi. La fase investigativa comunque continua per capire come mai gli scheletri degli ungulati si trovassero sulle sponde del fiume. Il sospetto è che qualche bracconiere sia entrato in azione uccidendo a colpi di fucile gli animali selvatici in un periodo in cui la caccia non è ancora aperta. Possibile che gli
stessi cacciatori si siano accorti di come gli animali fossero malati magari attraverso qualche anomalia fisica o perdita di sangue nei punti dove non sono stati raggiunti dai colpi. Da qui, appunto, la decisione di prendere alcuni sacchi di plastica del tipo di quelli utilizzati per raccogliere i rifiuti e spostare i resti dei cinghiali nella zona del fiume Esino. Anche gli operatori della Lega per l'abolizione della caccia (Lac) proprio stamane hanno effettuato un sopralluogo sul posto. “Abbiamo notato – afferma Danilo Baldini, delegato regionale dell'associazione – come le carcasse animali erano contenute alcune in sacchi di plastica, mentre altre si trovavano direttamente immerse nel corso d'acqua, con le membra scarnificate dai pesci e dagli altri animali selvatici. Peraltro gli ambienti venatori, infatti, sono al corrente da tempo come nella popolazione marchigiana dei cinghiali, specie nelle zone del San Vicino e del fabrianese, si sia notevolmente diffusa la tubercolosi e che gli animali selvatici stanno poi contagiando con questa temibile malattia anche il bestiame al pascolo sulle stesse montagne.”. Da qui la preoccupazione per eventuali contagi. “Il rischio per l'uomo è reale – aggiunge Baldini - anche perché, come dimostra il caso della discarica nel fiume Esino, proprio a causa del bracconaggio, nelle Marche esiste un florido commercio clandestino di carne di cinghiale, venduta poi illegalmente a ristoranti specializzati in cacciagione, che ovviamente non viene sottoposta a controllo sanitario. Per questi gravi motivi, chiediamo ufficialmente alla Regione la sospensione della caccia al cinghiale in tutte le Marche, perlomeno per questa imminente stagione 2013–14, oltre ad un monitoraggio a tappeto sullo stato di salute di tutta la popolazione marchigiana del cinghiale”. E proprio la Regione annuncia di rafforzare i controlli e le operazioni di bonifica “Sono i bracconieri – si legge in una nota dell'ente - a fornire carne non controllata ai consumatori e ai ristoratori con il rischio di infettare gli utenti. Invece, la caccia di selezione è sicura in quanto le squadre sono munite di veterinario che certifica le carni. A brevissimo verranno convocate le associazioni venatorie e le forze dell'ordine  per concordare un'azione di rafforzamento dei controlli delle carni, di bonifica della malattia e di isolamento e punizione dei bracconieri”.

sabato 18 maggio 2013

NIENTE SOLDI PER I DANNI DA CINGHIALI, AGRICOLTORI IN RIVOLTA. RIUNIONE COLDIRETTI A FABRIANO


Fonte: www.radiogoldfabriano.blogspot.it

Dei duecentomila euro di danni causati dai cinghiali nel 2012 non ne verrà pagata che la metà, e lo stesso accadrà quest’anno, mentre gli agricoltori devono ancora vedere parte dei soldi del 2011. E’ la denuncia della Coldiretti Ancona dopo l’ennesimo caso di presa in giro delle aziende agricole del territorio, sempre più in balia delle incursioni dei cinghiali. Nella riunione svoltasi a Fabriano i rappresentanti della Coldiretti hanno bocciato il bilancio di previsione dell’Ambito territoriale di Caccia, l’ente incaricato dalla Regione Marche di gestire il problema degli animali selvatici, riducendone il numero e pagando i danni causati alle produzioni agricole. “Un bilancio presentato dopo cinque mesi e che prevede dotazioni finanziarie che non si sa se arriveranno – denuncia il presidente di Coldiretti Ancona, Emanuele Befanucci -, come del resto accaduto negli anni scorsi. Questa situazione non è più accettabile, anche perché i risarcimenti non coprono che una parte dell’effettiva perdita di raccolto e, conseguentemente, delle relative quote di mercato”. Le Atc, secondo Coldiretti, devono decidere una volta per tutte se svolgere il ruolo che è stato loro assegnato, cioè contenere il numero dei cinghiali assicurando l’equilibrio tra presenza dei selvatici, ambiente e attività economiche. Se non ce la fanno, tanto vale rimettere le deleghe. Tra incidenti stradali e danni nei campi, i cinghiali costano ai cittadini marchigiani 4,5 milioni di euro all’anno. Ai 2,4 milioni di euro di danni provocati nelle campagne si aggiungono quelli registrati nelle aree protette e nelle oasi, con il conto stimato che arriva a 3 milioni. Senza considerare la perdita di quote di mercato. Una soluzione potrebbe essere quella di dare la possibilità agli agricoltori di cacciare i cinghiali all’interno delle proprie aziende ma al momento la legge non lo prevede. Vanno poi considerati gli incidenti stradali. Nonostante l’ultimo regolamento regionale in materia abbia reso più difficile avere un indennizzo (peraltro pagato solo per il 50 per cento del danno), il bilancio parla di 1,5 milioni di euro. E questa somma non tiene conto degli schianti effettivamente provocati da animali selvatici ma ora non riconosciuti.

mercoledì 27 marzo 2013

PIANO DI CONTENIMENTO DEI CINGHIALI

Fonte. www.provincia.ancona.it


ANCONA – La Provincia di Ancona ha adottato il piano quinquennale di contenimento dei cinghiali. 

Entrato in vigore lo scorso 7 marzo, avrà validità fino al 31 dicembre 2017. Le operazioni di abbattimento saranno coordinate dalla Polizia provinciale, che si avvarrà di operatori appositamente formati per questo tipo di attività, e riguarderanno fasce di territorio precluse alla caccia come le zone di ripopolamento e cattura, le oasi di protezione, i centri pubblici di produzione della fauna e le aree di rispetto ricomprese nei Comuni con territorio destinato a coltivazione per una percentuale superiore al 70%.
L’attuazione del piano avverrà in base alla normativa statale e regionale, cioè in caso di documentata eccedenza della specie cinghiale e di reali pericoli per la viabilità.

“Gli interventi mirati di controllo dei cinghiali – spiega il commissario della Provincia di Ancona Patrizia Casagrande – mirano a prevenire e contenere fenomeni di rischio per la sicurezza pubblica, a tutelare le colture agricole e a favorire il naturale incremento delle popolazioni di fauna selvatica d’interesse gestionale”.

Ancona, 27 marzo 2013

Ufficio stampa della Provincia di Ancona
Simone Massacesi