ALL'OMBRA DELLA TORRE

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mercoledì 26 febbraio 2014

MARCHE, NASCE UN FIGLIO? ADDIO LAVORO

Fonte: www.unosguardoalfemminile.it
Fonte: Il Resto del Carlino 
http://www.ilrestodelcarlino.it/ancona/cronaca/2014/02/26/1031423-gravidanza-dimissioni-lavoro-marche.shtml

Secondo i dati elaborati dalla Cgil, tra il 2009 e il 2013 tremila lavoratrici hanno lasciato l'occupazione durante la gravidanza o subito dopo il parto. Barbaresi: "Dato preoccupante"

Sono duemilanovecentottanta i padri e soprattutto le madri lavoratrici che nel quinquennio 2009-2013 hanno lasciato il lavoro durante la gravidanza o subito dopo la nascita di un figlio nelle Marche, di cui 643 nel 2013.
“Si tratta di dati particolarmente preoccupanti perché anche in questo momento di profonda crisi economica e occupazionale, quando un posto di lavoro è tanto prezioso, il fenomeno delle dimissioni delle lavoratrici madri non sembra volersi attenuare”, commenta Daniela Barbaresi, segretaria regionale CGIL. Secondo i dati forniti dalla Direzione Regionale del Lavoro ed elaborati dalla CGIL Marche, nel 2013, 573 lavoratrici si sono dimesse “volontariamente” nel primo anno di vita del bambino, che la legge Fornero ha esteso fino ai primi 3 anni di età del figlio, andando a convalidare le dimissioni alla Direzione Provinciale del Lavoro. Ad esse si aggiunge il numero, difficile da quantificare, delle mamme lavoratrici non tenute alla convalida delle dimissioni alla DPL, per non parlare delle tante lavoratrici precarie per le quali la maternità significa spesso la perdita di ogni speranza di rinnovo del contratto. Alle madri si aggiungono poi anche 70 padri lavoratori per un totale di 643 dimissioni nel 2013. Tra i motivi della scelta di lasciare il posto di lavoro, prevalgono le difficoltà connesse alla presenza, agli orari e ai costi e ai servizi: la maggior parte delle donne dichiara di essere costretta a lasciare il lavoro perché non può contare sull’assistenza al neonato da parte di una rete parentale di supporto (22%); di poco inferiore il numero di lavoratrici per le quali la mancanza di posti nell’asilo nido, o comunque il mancato accoglimento del neonato al nido, rende incompatibile l’occupazione lavorativa e l’assistenza al bambino (18%). Particolarmente significativo anche il numero delle donne che lascia il lavoro a causa degli elevati costi dei servizi di assistenza al bambino per asili nido, baby sitter, ecc. (8%) o per la mancata concessione del part time da parte dell’azienda (2%). Il 18% delle lavoratrici si dimette per passare ad altra azienda. Ma poi c’è anche un 28% di donne che lascia il lavoro per dedicarsi interamente alla famiglia e in particolare alla cura dei figli. “Le ragioni alla base di tali dimissioni – prosegue Daniela Barbaresi - segnalano la solitudine di troppe lavoratrici costrette a fare i conti con una rete di servizi inadeguata ai bisogni e i cui costi sono spesso troppo elevati per tante famiglie alle prese con le difficoltà economiche rese esasperate dalla crisi”. Ma chi sono le lavoratrici che lasciano il lavoro alla nascita di un figlio, soprattutto in questo momento nel quale un posto di lavoro è tanto prezioso? La maggior parte delle lavoratrici è abbastanza giovane e ha almeno un figlio o comunque presenta le dimissioni dopo la nascita del primo bambino (58%); significativo anche il numero delle donne che hanno due figli (32%) o più (5%). Più limitato il numero di coloro che lasciano il lavoro durante la gravidanza (5%). Le imprese dalle quali le lavoratrici provengono sono prevalentemente di piccole e piccolissime dimensioni, quasi sempre non sindacalizzate e dove è maggiore il senso di isolamento e la solitudine della lavoratrice: il 70% delle aziende che le donne lasciano quando nasce un figlio ha meno di 15 dipendenti  il 16% ha tra 16 e 50 dipendenti. “E’ necessario che il diritto al lavoro possa realmente coniugarsi con quello alla maternità; per questo occorrono misure concrete e durature, frutto di una strategia complessiva che riconosca la centralità del lavoro delle donne con un sistema di infrastrutture sociali idoneo a rispondere ai bisogni delle madri, dei padri e dei bambini”. “Se da un lato la priorità è creare nuovi posti di lavoro, dall’altro  occorre mettere in condizioni chi il lavoro ce l’ha di poterlo mantenere serenamente” .“Per favorire misure di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, la Regione Marche, le Organizzazioni sindacali e datoriali hanno recentemente firmato un protocollo di impegni”.



martedì 12 marzo 2013

CIG RADDOPPIATA NEI PRIMI 2 MESI DEL 2013

FONTE: IL MESSAGGERO


Nei primi due mesi del 2013 la cassa integrazione nelle Marche è raddoppiata rispetto al 2012 Dai dati resi noti dall’Inps ed elaborati dall’Ires Marche risulta che a febbraio 2013 sono stati richiesti nelle Marche 3,3 milioni di ore di cassa integrazione: 2,2 milioni ordinaria, 602mila di straordinaria e 551mila in deroga. «L’avvio del 2013 è molto critico – osserva Novella Lodolini coordinatrice dell’Ufficio studi di Ires Marche - non solo per l’aumento della cassa tra gennaio e febbraio (+6,9%) e del 74,5% tra febbraio 2012 e febbraio 2013 ma soprattutto perché, rispetto ai primi due mesi dell’anno scorso, nel 2013 la cassa integrazione è quasi raddoppiata: da 3,3 a 6,4 milioni di ore».


Di seguito, le tendenze per le varie componenti della cassa integrazione: le ore di quella ordinaria richieste ed autorizzate a febbraio 2013 (2,177 milioni) sono raddoppiate rispetto a gennaio 2013 e quasi quintuplicate rispetto al febbraio dell’anno precedente. Gli incrementi sono diffusi e consistenti in tutti i settori: la cassa è raddoppiata a febbraio rispetto a gennaio per il settore del legno-mobile (335mila ore) e della meccanica (944mila ore). Aumenta del 10% per la chimica (93mila ore) e dell’88% per il comparto pelle-calzature (229mila ore).
La cassa integrazione ordinaria cumulata per i mesi gennaio e febbraio 2013 (3,2 milioni di ore) è triplicata rispetto a quella dello stesso periodo del 2012. Le ore di quella straordinaria (603mila) si dimezzano rispetto a gennaio 2013 e diminuiscono in confronto al febbraio 2012 del 20%; le riduzioni riguardano diffusamente i settori principali.

lunedì 4 marzo 2013

ITALO FA TAPPA NELLE MARCHE E CERCA 100 NUOVE FIGURE


Pronto il progetto di Ntv per collegare Milano-Ancona in tre ore: Italo cresce ancora e progetta lo sbarco nelle Marche. Obiettivo, portare l’alta velocità sulla linea Adriatica a partire dal prossimo giugno e avvicinare così una delle regioni più produttive del paese alla capitale lombarda del business. L’attivazione della nuova linea amplierà il network delle città servite da NTV, che arriveranno a 13, per un totale di 16 stazioni, e porterà nuova occupazione. Infatti, la società è alla ricerca di quasi 100 nuove figure. «Cerchiamo», comunicano dalla direzione, «13 macchinisti con esperienza, abilitati da primo agente, per le sedi di Milano e Bologna e 80 tra hostess e steward per Ancona, Milano, Roma, Firenze e Bologna. La fase di pre-screening della selezione sarà gestita dal nostro partner Adecco».

Italo ha chiuso il 2012 con oltre due milioni di persone trasportate e un incremento mensile del 25% nel numero dei passeggeri. Il personale è assunto con contratti a tempo indeterminato, con retribuzioni ai più elevati livelli di mercato, opportunità di crescita a seconda dei risultati, welfare aziendale personalizzabile, ambiente di lavoro coinvolgente. L’azienda cura in modo particolare la cultura del servizio, con la selezione e formazione, nella propria scuola di ospitalità, di personale giovane. L’equipaggio nasce per assicurare un alto e costante standard di servizio, è dimensionato in proporzione ai viaggiatori attesi ed è integrato con il personale dedicato al servizio pasti e alle pulizie di bordo. Ma la novità, per le tradizioni ferroviarie, è che non cambia durante il tragitto e il train manager è responsabile sia del trasporto e della sicurezza che del servizio ai clienti. Per inviare la candidatura, cliccare sulla sezione Opportunità di Lavoro del sito www.ntvspa.it e compilare il cv form.