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ALL'OMBRA DELLA TORRE
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mercoledì 5 novembre 2014
giovedì 16 gennaio 2014
INDESIT, CHIESTA LA CASSA INTEGRAZIONE PER 1700 LAVORATORI
Fonte: Resto del Carlino - Alessandro di Marco
http://www.ilrestodelcarlino.it/ancona/provincia/2014/01/16/1011100-indesit-chiesta-cassa-integrazione.shtml
Un misura d'emergenza per far fronte alla crisi: Indesit Company ha chiesto 24 mesi di cassa integrazione straordinaria per riorganizzazione, a partire dal primo febbraio, per 1.783 addetti degli stabilimenti di Fabriano e Caserta. La richiesta comunicata alle Rsu rientra negli interventi previsti per far fronte al calo di mercato e nell’accordo tra azienda, sindacati e ministero dello Sviluppo economico raggiunto il 3 dicembre scorso. ‘’Ora - dice Andrea Cocco della Fim Cisl Marche - dobbiamo fissare un incontro al ministero del Lavoro’’.
martedì 3 dicembre 2013
INDESIT, TROVATO ACCORDO.
Fonte: Resto del Carlino - Alessandro di Marco
http://m.ilrestodelcarlino.it/ancona/cronaca/2013/12/03/991689-indesit-sindacati-azienda-intesa.shtml
L'accordo con due delle tre sigle sindacali confederali c'è e se lo accetteranno anche i lavoratori diventerà operativo già prima di Natale sulla base di zero licenziamenti e ammortizzatori sociali di qui al 31 dicembre 2018. Alle 22,30 a Roma nella sede del Ministero dello Sviluppo economico è stato, infatti, firmato il verbale d'intesa tra il management Indesit e Fim-Cisl e Uilm-Uil, mentre la Fiom-Cgil ha deciso di non autografare il documento. Ora la parola spetta alle assemblee ,con una sorta di referendum tra i lavoratori che, se forniranno il loro assenso daranno il definitivo via libera all'accordo per scongiurare la messa in mobilità di 1.400 lavoratori in tutta Italia (di cui 480 nella sola Fabriano) ben prima della data limite del 4 febbraio.
Fonte: il Messaggero.
http://m.ilmessaggero.it/m/messaggero/articolo/marche/384273
Indesit Company, firmato l'accordo da Cisl e Uil. La Cgil non ci sta. Niente licenziamenti per 5 anni. Ora si andrà ai referendum nelle fabbriche
Senza la firma della Fiom, ma il via libera di Fim, Uilm e Ugl, dopo sei mesi di trattative si è chiusa la vertenza sul piano di riassetto della produzione in Italia di Indesit Company: un accordo su cui si esprimeranno ora i lavoratori con un referendum nelle fabbriche. Dai 1.400 esuberi annunciati a giugno si è arrivati ad una intesa finale che prevede una gestione morbida dell'impatto occupazionale del piano: «Scongiura definitivamente ogni ipotesi di licenziamenti, attraverso un adeguato utilizzo degli ammortizzatori sociali» nel quinquennio 2014-2018, spiega l'azienda, che accanto ai contratti di solidarietà metterà in campo anche incentivi all'esodo e l'impegno a non ricorrere all'utilizzo di procedure di mobilità unilaterali sino al 2018. La mobilità, sventata con l'intesa raggiunta oggi, era stata avviate per 1.400 dipendenti alla rottura delle trattative, lo scorso 19 dicembre, dopo una intera notte di confronto al ministero dello Sviluppo. È stato poi il sottosegretario Claudio De Vincenti, che ha gestito la lunga trattativa, a lavorare negli ultimi dieci giorni per riportare le parti al tavolo e ricreare le condizioni per una intesa. L'ad e presidente Marco Milani ha più volte alleggerito il piano nel corso della trattativa, con ultimi ritocchi decisivi presentati oggi al tavolo al ministero. Spariscono così anche gli ultimi 300 esuberi a fine periodo, la soluzione che era sul tavolo al momento in cui la trattativa si è interrotta. Con il piano di riassetto Il gruppo della famiglia Merloni mette in campo «investimenti straordinari in Italia per 83 milioni di euro» e «maggiori produzioni a più alto valore aggiunto», con un «rinnovo quasi totale della gamma di prodotti». Sono salvi tutti i tre poli industriali italiani, Fabriano, Comunanza e Caserta, che «saranno ridisegnati con interventi di riassetto che verranno implementati nel periodo 2014-2016». Fabriano «sarà il centro esclusivo per la produzione ad alto contenuto d'innovazione di forni da incasso (producendo anche quelli oggi realizzati in Polonia), di forni di piccole dimensioni (oggi realizzati in Spagna) e di prodotti speciali per la cottura»; Comunanza «il centro per l'innovazione e la produzione di lavabiancheria di alta gamma a carica frontale»; Caserta «il centro esclusivo per la produzione di frigoriferi da incasso ad alto contenuto d'innovazione (producendo anche quelli oggi realizzati in Turchia) e dei piani cottura a gas da incasso (oggi prodotti a Fabriano e originariamente destinati in parte alla produzione in Polonia)».
Oltre al consolidamento in Italia delle produzioni a più alto valore aggiunto già esistenti, indica ancora l'azienda, «verranno quindi trasferite nei siti italiani nuove produzioni dalla Polonia, dalla Spagna e dalla Turchia, mentre le produzioni italiane di bassa gamma non più sostenibili (principalmente destinate ai Paesi dell'Est) saranno riallocate in Paesi a miglior costo».
Fonte: il Messaggero.
http://m.ilmessaggero.it/m/messaggero/articolo/marche/384273
Indesit Company, firmato l'accordo da Cisl e Uil. La Cgil non ci sta. Niente licenziamenti per 5 anni. Ora si andrà ai referendum nelle fabbriche
Senza la firma della Fiom, ma il via libera di Fim, Uilm e Ugl, dopo sei mesi di trattative si è chiusa la vertenza sul piano di riassetto della produzione in Italia di Indesit Company: un accordo su cui si esprimeranno ora i lavoratori con un referendum nelle fabbriche. Dai 1.400 esuberi annunciati a giugno si è arrivati ad una intesa finale che prevede una gestione morbida dell'impatto occupazionale del piano: «Scongiura definitivamente ogni ipotesi di licenziamenti, attraverso un adeguato utilizzo degli ammortizzatori sociali» nel quinquennio 2014-2018, spiega l'azienda, che accanto ai contratti di solidarietà metterà in campo anche incentivi all'esodo e l'impegno a non ricorrere all'utilizzo di procedure di mobilità unilaterali sino al 2018. La mobilità, sventata con l'intesa raggiunta oggi, era stata avviate per 1.400 dipendenti alla rottura delle trattative, lo scorso 19 dicembre, dopo una intera notte di confronto al ministero dello Sviluppo. È stato poi il sottosegretario Claudio De Vincenti, che ha gestito la lunga trattativa, a lavorare negli ultimi dieci giorni per riportare le parti al tavolo e ricreare le condizioni per una intesa. L'ad e presidente Marco Milani ha più volte alleggerito il piano nel corso della trattativa, con ultimi ritocchi decisivi presentati oggi al tavolo al ministero. Spariscono così anche gli ultimi 300 esuberi a fine periodo, la soluzione che era sul tavolo al momento in cui la trattativa si è interrotta. Con il piano di riassetto Il gruppo della famiglia Merloni mette in campo «investimenti straordinari in Italia per 83 milioni di euro» e «maggiori produzioni a più alto valore aggiunto», con un «rinnovo quasi totale della gamma di prodotti». Sono salvi tutti i tre poli industriali italiani, Fabriano, Comunanza e Caserta, che «saranno ridisegnati con interventi di riassetto che verranno implementati nel periodo 2014-2016». Fabriano «sarà il centro esclusivo per la produzione ad alto contenuto d'innovazione di forni da incasso (producendo anche quelli oggi realizzati in Polonia), di forni di piccole dimensioni (oggi realizzati in Spagna) e di prodotti speciali per la cottura»; Comunanza «il centro per l'innovazione e la produzione di lavabiancheria di alta gamma a carica frontale»; Caserta «il centro esclusivo per la produzione di frigoriferi da incasso ad alto contenuto d'innovazione (producendo anche quelli oggi realizzati in Turchia) e dei piani cottura a gas da incasso (oggi prodotti a Fabriano e originariamente destinati in parte alla produzione in Polonia)».
Oltre al consolidamento in Italia delle produzioni a più alto valore aggiunto già esistenti, indica ancora l'azienda, «verranno quindi trasferite nei siti italiani nuove produzioni dalla Polonia, dalla Spagna e dalla Turchia, mentre le produzioni italiane di bassa gamma non più sostenibili (principalmente destinate ai Paesi dell'Est) saranno riallocate in Paesi a miglior costo».
giovedì 6 giugno 2013
CRISI INDESIT, FIOM CHIEDE "CALAMITA' INDUSTRIALE"
Fonte: ANSA
Tecnicamente non esiste, ma il distretto meccanico fabrianese deve ottenere lo ''stato di calamita' industriale'', per la crisi Indesit, e non solo. La proposta e' del segretario regionale Fiom Giuseppe Ciarrocchi, ed e' rivolta a Governo, Regione, Comune. Circa 500 esuberi alla Indesit, la chiusura dell'A. Merloni, le difficolta' di Elica, Tecnowind e di tutto l'indotto dell'elettrodomestico sono spia di una ''crisi epocale, che per decenni rendera' impossibile nuovo sviluppo''.
mercoledì 5 giugno 2013
INDESIT, I LAVORATORI OCCUPANO LA SEDE AZIENDALE
Fonte: Il Resto del Carlino
Manifestazione a Melano e Albacina (Fabriano) contro il piano di riassetto che prevede 1.425 esuberi. L'invasione si è conclusa alle 16.45: l'azienda ha promesso un incontro con i sindacati.
Trecento operai e impiegati degli stabilimenti Indesit di Albacina e Melano hanno occupato l’ingresso della direzione della multinazionale, a Fabriano. Si sono assembrati davanti agli uffici di sede e al grido ‘’lavoro! Lavoro!’’ sono entrati nel salone al piano terra. Momenti di tensione ma senza incidenti. Le forze di polizia sono riuscite a mantenere la calma.Le delegazione dei sindacati sono poi salite per incontrare gli impiegati, anche loro pesantemente coinvolti nel piano di esuberi.
La decisione di protestare dei dipendenti nasce dal piano di riassetto aziendale con cui sono stati annunciati 1.425 esuberi su un totale di 4mila addetti in Italia, la chiusura di due impianti, a Melano di Fabriano, la casa madre, e Teverola (Caserta), e lo spostamento delle produzioni italiane ''non piu' sostenibili'' in Turchia e in Polonia, mentre in Italia continuera' la produzione di elettrodomestici ad alta innovazione e contenuto tecnologico. L’occupazione e’ stata decisa, hanno spiegato i segretari provinciali di Fim, Fiom e Uilm, dopo che l’azienda ‘’ha negato la possibilita’ di tenere un’assemblea con i 150 impiegati coinvolti nella vertenza, senza il necessario preavviso’’. Ad Albacina, in mattinata, il corteo è iniziato dopoun'assemblea sindacale dai toni accesi nel frattempo davanti allo stabilimento di Melano si sono visti operai in lacrime e sentite urla. Qui c'era anche il sindaco di Fabriano, Giancarlo Sagramola, che è venuto a portare la sua solidarietà. ‘’Sindaco - dice un lavoratore, all’uscita dall’impianto - non pensavo mai una cosa del genere qui. Siamo in 300, 500 in citta’, lo capite cosa vuol dire?’’ Manifetazioni anche nello stabilimento di Teverola (Caserta): dove i lavoratori hanno bloccato la strada statale 17 bis che collega Capua a Teverola e la strada che porta ad Aversa Anche qui i lavoratori sono giunti numerosi dopo aver fatto un’assemblea in fabbrica. "Indesit Company non investe più dal 2005: né in prodotti né in processi. Il gruppo ha fatto una scelta di delocalizzazione nuda e cruda, la verità è questa". E' il commento di Alfio Mattioli, 55 anni, delegato Fiom della Rsu di Melano, anche lui fra gli operai che oggi hanno ‘occupato’ simbolicamente la direzione Indesit di Fabriano. L'occupazione si è conclusa alle 16:45 circa, con l’ultima assemblea dei lavoratori del sito Melano tenuta sul prato davanti alla sede dell’Indesit. Salvo qualche momento di tensione, quando un gruppetto di tute blu e delegati sindacali ha cercato di forzare un ingresso per raggiungere il piano degli impiegati, la protesta si è svolta senza incidenti, sorvegliata da pochi agenti di polizia e carabinieri. La direzione aziendale ha assicurato in un incontro ristretto con i rappresentanti della Fim Andrea Cocco, della Fiom Fabrizio Bassotti e della Uilm Vincenzo Gentilucci la disponibilita’ a far svolgere l’assemblea sindacali con gli impiegati, ma con il preavviso previsto dalle norme sul lavoro. A quel punto le tute blu’ si sono accampate per circa tre ore in parte nella hall l’edificio, in parte sul prato (sindacalisti e bandiere Uilm all’esterno). Molti hanno seguito su un maxischermo tv i telegiornali e i canali all news, applaudendo al passaggio dei servizi sulla vertenza Indesit, in parte ‘oscurata’ sul piano mediatico dagli incidenti all’Ast di Terni.
INDESIT, LAVORATORI IN LACRIME. ASSEMBLEA, PROTESTE E CORTEO
Fonte: Il Resto del Carlino
Manifestazione dei lavoratori sotto la direzione della Indesit Company di Albacina. Il corteo è iniziato dopo un'assemblea sindacale dai toni accesi. Intanto operai in lacrime, grida che si sentono anche fuori dallo stabilimento anche a Melano. La decisione di protestare dei dipendenti nasce dal piano di riassetto aziendale con cui sono stati annunciati 1.425 esuberi su un totale di 4 mila addetti in Italia, la chiusura di due impianti, a Melano di Fabriano, la casa madre, e Teverola (Caserta), e lo spostamento delle produzioni italiane ''non piu' sostenibili'' in Turchia e in Polonia, mentre in Italia continuera' la produzione di elettrodomestici ad alta innovazione e contenuto tecnologico.
A Melano c'è anche il sindaco di Fabriano, Giancarlo Sagramola, che è venuto a portare la sua solidarietà. ‘’Sindaco - dice un lavoratore, all’uscita dall’impianto - non pensavo mai una cosa del genere qui. Siamo in 300, 500 in citta’, lo capite cosa vuol dire?’’
martedì 4 giugno 2013
INDESIT: 4 ORE DI SCIOPERO IN TUTTI I SITI
Fonte: ANSA
04 GIU - I sindacati del gruppo Indesit annunciano 4 ore di sciopero in tutti gli stabilimenti. Lo si apprende da Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil al termine dell'incontro con i vertici aziendali. Si svolgeranno nei prossimi giorni, con modalita' diverse in base a quello che decideranno le assemblee dei lavoratori che si riuniranno da domani.
INDESIT: 1425 ESUBERI
Fonte: www.clandestinoweb.com
Indesit Company annuncia 1.425 esuberi: di questi, 25 dirigenti e 150 impiegati di staff mentre tutti gli altri, sono lavoratori nelle varie fabbriche: 480 a Fabriano, 230 a Comunanza, 540 a Caserta. Indesit Company,compagnia tra le principali in Europa nella produzione e commercializzazione di grandi elettrodomestici, ha presentato ai sindacati il piano di salvaguardia e razionalizzazione dell’assetto nel nostro paese: sono previsti investimenti per 70 milioni di euro, cosi come lo snellimento delle direzioni centrali e la razionalizzazione dell’intero assetto produttivo; ma tale riorganizzazione dell’assetto sul territorio nazionale, che attualmente impiega circa 4.300 addetti, coinvolgerà per l’ appunto 1.425 persone nei cui confronti saranno applicati degli ammortizzatori sociali. La riorganizzazione si rende necessaria come unica risposta all’attuale scenario competitivo europeo che vede il mercato ancora negativo rispetto ai volumi del 2007 (Europa Occidentale -10% e Italia -25%) e la continua espansione di nuovi produttori provenienti dai Paesi con costi minori e quindi più competitivi. La generale situazione di mercato degli ultimi anni,ha avuto un forte impattato sulle produzioni italiane di Indesit,e di conseguenza,il ricorso a cassa integrazione ordinaria per gli stabilimenti (25% delle giornate lavorate) e da aprile 2013 anche per gli uffici centrali (20% delle giornate lavorate) è stato inevitabile. Ora non basta più. Nella nota Indesit, la missione strategica dei 3 poli industriali italiani del Gruppo, sara’ totalmente rivista con interventi di riassetto produttivo che verranno implementati nel periodo 2013-2016. Ma secondo il coordinatore nazionale della Uilm, Gianluca Ficco “Il piano di riorganizzazione della Indesit è pesantissimo e il governo deve intevenire perchè c’è il rischio di smantellamento della produzione e a colpirci non è solo l’altissimo numero di esuberi, ma anche la paura che questo sia il penultimo passo per un definitivo smantellamento della produzione, con danni gravissimi per l’intera economia nazionale. Siamo dinanzi a una vera e propria crisi di sistema: per questo chiamiamo in causa anche il governo”. “Ora Fim, Fiom e Uilm – sottolinea Ficco – decideranno, riuniti in coordinamento, le azioni da intraprendere e il modo di coinvolgere le istituzioni” Anche il vice segretario nazionale dell’Ugl Metalmeccanici Antonio ha affermato che “Ugl ha proclamato lo stato di agitazione in tutti gli stabilimenti del gruppo Indesit, le cui modalita’ verranno presto definite con tutti i lavoratori”
sabato 13 aprile 2013
LA FAMIGLIA MERLONI LASCIA LA GUIDA DELL'INDESIT DOPO TRE GENERAZIONI
Fonte: Resto del Carlino
Il presidente Andrea Merloni cede il posto all'attuale ad Marco Milani.
La famiglia Merloni lascia la guida della Indesit di Fabriano. Dopo tre generazioni la presidenza non verrà più occupata da un membro della storica famiglia che fondò la multinazionale degli elettrodomestici. Andrea Merloni (che passa alla presidenza della Fineldo, la cassaforte di famiglia col 42,4% delle quote Indesit) lascerà il posto di presidente all'attuale ad Marco Milani (in Indesit da 30 anni) che manterrà così il doppio incarico. L'ufficialità della decisione verrà resa nota dopo l'assemblea degli azionisti che si terrà il 6-7 maggio. L'accordo è stato raggiunto fra i quattro figli di Vittorio Merloni (presidente onorario, costretto a lasciare tre anni fa per motivi di salute).
L'Indesit nacque nel 1975 ma fu di fatto presente sul mercato degli elettrodomestici dal 1930, gli anni del fondatore Aristide Merloni. Il passaggio avviene in un quadro estremamente difficile per il settore del ‘bianco’ e per l’economia mondiale, benche’ Indesit continui a difendersi meglio di altri grandi produttori: ha chiuso il 2012 con 2,8 mld di ricavi (+2,1%), e un utile netto in crescita del 5,9% (pari a 62,3 mln di euro). I problemi non mancano, lo dimostrano i 24 giorni di cassa integrazione ordinaria per gli impiegati delle sedi italiane del gruppo per i mesi di aprile-agosto, che vanno ad aggiungersi ai periodi di Cig per gli operai, mentre i dirigenti hanno deciso di autoridursi gli stipendi del 10%. L’azienda pero’ ‘’resta solida’’, ha ripetuto di recente Andrea Merloni, e sta investendo in nuovi settori, come la domotica e i piccoli elettrodomestici.
venerdì 15 marzo 2013
CASSA INTEGRAZIONE ALLA INDESIT
Fonte: Ansa
Indesit mette in cassa integrazione ordinaria per 24 giorni, un giorno a settimana da aprile ad agosto, gli impiegati degli stabilimenti in Italia. Un migliaio di persone, che avranno un taglio del 5%-8% in busta paga. La misura e' stata annunciata oggi ai sindacati. L'azienda e' sana e adeguatamente patrimonializzata, ha spiegato la direzione, ma il calo di mercato degli elettrodomestici impone una riduzione dei costi.
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